Resler, referendum veneto una farsa. Il PD promuova la città metropolitana veneziana

Intervento di Elso Resler, responsabile Veneto D&S

Il 22 ottobre scorso la Giunta Regionale del Veneto ha chiamato i cittadini ad esprimersi sul Referendum Consultivo che chiedeva per la Regione maggiore autonomia .

Il quesito , volutamente generico, non faceva riferimento al fatto che si poteva ottenere lo stesso risultato e senza spendere 14 milioni di euro, utilizzando appieno (così come ha fatto ad esempio l’Emilia Romagna) quanto previsto dall’art. 116 terzo comma della Costituzione che prevede la possibilità di aprire una trattativa tra lo Stato e la regione richiedente maggiori livelli di autonomia .

Alcuni affermano che la scelta operata dalla Giunta Zaia di indire il Refendum sia stata fatta per avere più peso politico nella trattativa.

Mi permetto di dubitarne.

Infatti, in realtà, il peso politico che il Veneto potrà esercitare nella trattativa dipenderà solo in parte dal risultato elettorale, visto che siamo ormai nella fase conclusiva della Legislatura nazionale ed è difficile pensare che si possa addivenire in pochi mesi ad una conclusione positiva della trattativa Stato – Regione Veneto, anche perché ogni nuova concessione in materia di autonomia dovrà essere approvata dalla maggioranza assoluta dei due rami del Parlamento, il che può avvenire solo se queste materie delegate (23) siano ritenute coerenti con il superiore interesse dello Stato.

E’ evidente che ciò è più facile a dirsi che a farsi , a meno che tutte le forze politiche  venete e il complesso mondo economico , sociale e culturale regionale inizi, al di la delle strumentalizzazioni propagandistiche di parte, a ripensare l’istituzione Regione e il suo rapporto con il mondo degli enti locali a partire dal ruolo che si vuole assegnare, ad esempio, all’area metropolitana di Venezia che ingloba  tutta l’ex provincia veneziana e il livello di autonomia che si intende dare alla provincia di Belluno che ha visto riconosciuta una sua specificità nello Statuto regionale

In Europa si sta andando  verso un insieme di sistemi locali che competono tra loro e sempre più saranno determinanti nella crescita di interi territori le questioni collegate alla logistica, alle infrastrutture, al la qualità delle risorse umane, alla capacità di fare rete.

Si dovrà cioè superare vecchi campanilismi e anacronistiche chiusure.

Questa è la vera sfida che il Veneto ha davanti e realtà aperte alla internazionalizzazione come la città metropolitana veneziana e il territorio bellunese devono porsi questo obiettivo, avendo al proprio fianco l’ente regione.

Fino ad oggi il tema è stato volutamente trascurato dalla Giunta” forzaleghista” in regione perché un conto è chiedere polemicamente maggiore autonomia per se nei confronti dello Stato e un conto è prendere atto che esistono altri livelli istituzionali che rivendicano pari dignità e con i quali confrontarsi.

Zaia e company hanno invece boicottato sia la città metropolitana veneziana sia la provincia di Belluno rendendone difficile il loro cammino e ostacolandole in vari modi anche perché il Presidente della Giunta Regionale sa benissimo che rapportarsi con questi livelli istituzionali significa concordare con esse un nuovo Piano regionale dei Trasporti, il ruolo dei porti dell’Altro Adriatico, un nuovo piano regionale socio sanitario che tenga conto di queste nuove realtà, politiche del turismo in grado di competere con le realtà confinarie del Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Austria e paesi balcanici ecc.

E’ molto più semplice e remunerativo elettoralmente alzare il livello dello scontro con lo Stato piuttosto che cedere competenze e potere a livello regionale, ripensando ad una Regione al passo con i tempi.

Sono questi i temi che probabilmente anche il PD veneto potrebbe fare propri uscendo da un ruolo che sembra essere fino ad oggi sostanzialmente subalterno.

 

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