Nessuno si senta escluso. La politica come casa di tutti.

“Nessuno si senta escluso”.
di Filippo Benelli

Questa, a buon diritto può dirsi una frase fatta, ma se analizzata approfonditamente può rivelarsi un meraviglioso manifesto elettorale.
Se si pone con attenzione lo sguardo sulla nostra società dai diversi angoli e in diversi strati quello che emerge è la disperata situazione di emarginazione sociale e individuale che a più livelli colpisce la collettività. L’emarginazione una situazione di disagio materiale e sociale della formazione sociale, che rientra nel concetto legale di esclusione sociale in stretta relazione con situazioni di povertà e di discriminazione. Ma non solo. L’emarginazione e l’esclusione sono figlie del vuoto di conoscenza. Non si può sentirsi parte di qualcosa che sfugge alla conoscenza e per il quale non si prova alcuna empatia. A diversi livelli questa situazione genera danni immensi.
Non possiamo sentirci responsabili della cosa pubblica se non la si conosce e non la si sente come casa propria. La mancanza di formazione in tal senso ha portato intere generazioni a considerare l’insieme dei possedimenti, dei diritti e degli interessi del popolo come a qualcosa altro da noi, come se nel parlare di diritti e doveri costituzionalmente sanciti non si facesse riferimento alla vita di ognuno.
Allo stesso tempo non si può valutare con le necessarie razionalità e serenità le questioni dell’immigrazione, se non si conoscono le ragioni del fenomeno e la storia e cultura che si nascondono dietro il percorso umano di quelli che noi vediamo solo come “disperati”.
E anche nel caso dell’Europa non si può pensare che i cittadini possano sentirsi parte del processo di integrazione se di quel processo non ne conoscono i meccanismi e le ragioni.
La ricetta diventa allora una sola : l’ampliamento della conoscenza, ovvero la consapevolezza e la comprensione di fatti, verità o informazioni ottenute attraverso l’esperienza o l’apprendimento. Per far sì che tale ricetta non rimanga un semplice enunciato occorre mettere in campo tutta una serie di azioni volte a sviluppare la conoscenza, unica e sola medicina per curare l’emarginazione.
Si torni a parlare di scuola e formazione come cardine dello sviluppo sociale. Da lì deve partire quel percorso che, attraverso lo studio dei diritti e doveri costituzionali, del diritto e delle istituzioni nazionali ed europee, della storia e della geografia politica del mondo porti a trasformare gli uomini in cittadini. E sì perché cittadini non si nasce ma si diventa e lo si diventa maturando la consapevolezza che nessuno in una società debba sentirsi inutile. Il contrario di emarginazione sociale diventa quindi INCLUSIONE, l’unico stato in grado di abbattere le discriminazioni, in grado di spingere verso il cambiamento del sistema culturale e sociale per favorire la partecipazione attiva e completa di tutti gli individui. Creando contesti inclusivi è possibile allora includere le differenze di tutti, eliminando ogni forma di barriera.
Se alla base del concetto di inclusione c è quello di conoscenza, il contrario di quest’ultima, ovvero l’ignoranza è la più grande responsabile del successo di quei populismi che hanno portato il dialogo sociale sul piano dello scontro violento.
Non rimane quindi che tornare a Dante e dire con lui “fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtute e canoscenza”.

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