Giustizia. Caramitti: riforma organica per ridurre i tempi, depenalizzazione colpisce i cittadini

“Quando si tratta del sistema della Giustizia, i cittadini italiani subiscono un vero e proprio disservizio, sia in ambito civile che penale”. Ad affermarlo è l’avvocato Mario Caramitti, responsabile Giustizia e Coordinatore fiorentino dei D&S , che si è detto allarmato della “situazione in ci versa la giustizia italiana soprattutto dopo il fallimento dei numerosi tentativi di riforma. Caramitti sottolinea come la situazione di caos sia ben rappresentata, per quello che riguarda il civile, dalla convivenza di un numero imprecisato di riti: dall’ordinario, al rito del lavoro fino al giudice di pace.
Di fronte a questo stato di confusione accade che per cercare di ridurre i tempi si accorciano i tempi per gli adempimenti dando origine a situazioni paradossali: è possibile istruire cause in tempi lampo, ma poi bisogna aspettare anni per le sentenze.
Invece di assumere nuovi magistrati, invece di indire nuovi concorsi si sceglie di tagliare i tempi per gli adempimenti rendendo la giustizia meno giusta.
Al disservizio si aggiunge poi il costo della macchina che è esorbitante e che rende la giustizia sempre più riservata solo a chi può permettersela; basti pensare a quello che accade con il gratuito patrocinio, dove i pagamenti sono così ritardati che pochi avvocati accettano di farlo.
I costi della Giustizia in Italia sono così alti perché su questi si scaricano introiti che sono, in realtà destinati ad altri settori della contabilità dello Stato.
Non si può fare a meno di una riforma che abbassi tempi e costi, ma c’è bisogno di una visione che guidi la riforma, altrimenti si ripercorrono errori già compiuti; penso ad esempio all’improprio ricorso alla depenalizzazione dei reati più comuni che, in realtà, sono quelli che maggiormente impattano sulla cittadinanza, le persone comuni.

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