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Prima del voto: un richiamo particolare ai socialisti

Alla vigilia delle elezioni, la posta in gioco è ormai chiara: un governo riformista, guidato dal Partito Democratico, che rafforzi, prosegua, migliori le riforme compiute negli ultimi anni. Oppure un periodo di caos parlamentare, o, ancora, un governo ispirato alla peggiore reazione, contro l’Europa, contro i diritti, aperto alle suggestioni persino del razzismo e del neofascismo.

Tutto questo abbiamo provato a dirlo in campagna elettorale.

In ultimo, ci rivolgiamo alla comunità dei socialisti italiani, anziani, o giovani, legati dalla memoria storica, e spesso alla ricerca di riferimenti politici saldi.

Com’è noto, noi vediamo nel voto al Partito Democratico la scelta ragionevole e razionale di coloro che intendono dare il loro consenso alle riforme per modernizzare e fare il giusto il nostro Paese.

Le riforme per i diritti civili, dalle unioni civili le legge del “dopo di noi” al divorzio breve al biotestamento sono andate in questo senso. Coerentemente con la lezione del liberalsocialismo italiano, questo governo ha aperto la strada a nuovi diritti individuali.

Ma sarebbe falso dire che ci sia stata attenzione per i diritti civili, e non per i diritti sociali e del lavoro. A partire dai lavoratori più umili nei luoghi di lavoro spesso più arretrati, con la legge contro il caporalato nelle campagne. A partire dai lavoratori più giovani, nei luoghi di lavoro spesso più moderni, con i nuovi diritti per i lavoratori autonomi, compresa la maternità e la malattia. Con il Reddito di inclusione, il primo sistema di reddito minimo per chi sia in condizioni di povertà nella storia d’Italia. E compreso il Jobs Act, che ha sostanzialmente ampliato le garanzie per i disoccupati, con la Naspi, e ha sostenuto nuove assunzioni. Di fronte al nuovo modello di diritti e relazioni sul lavoro, parlare di lesione ai diritti dei lavoratori e allo Statuto del 1970 appare deformare la realtà: i licenziamenti discriminatori sono e saranno sempre inammissibili; le tutele per i lavoratori disoccupati sono aggiornate e prolungate.

Crediamo che il PD svolga adeguatamente, in Italia e in Europa, il compito di partito riformista.

Lo svolge nel Parlamento Europeo, a fianco del PSE. Lo svolge nel contrapporsi alle destre populiste e nazionaliste.

Se abbiamo apprezzato che Renzi, in campagna elettorale, abbia ricordato come indegni certi episodi degli anni di Mani Pulite, pure non crediamo che la difesa dell’onore del socialismo italiano sia misurabile nella rievocazione, quasi ossessiva, di quel periodo, e nella misurazione di ogni commento o ogni giudizio su quegli anni. Quello che conta è operare per il presente e per il futuro.

Il voto di questi anni chiama ogni riformista alle sue responsabilità.

Luca Cefisi

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