Siamo socialisti e socialiste italiane perché c’è bisogno di socialisti e socialiste.

Il partito socialista italiano ha una storia radicata e valori irrinunciabili, che mettono al

centro della discussione politica l’uomo e il suo benessere morale e materiale all’interno di una

società giusta ed equa.

Nonostante i tentativi di conservare la tradizione socialista, in questi ultimi anni in italia

la voce socialista è mancata di forza e di incisività e non è riuscita a incanalare verso valori giusti

le grandi trasformazioni del nostro paese degli ultimi anni spinte, da una parte, dalle novità

economiche e sociali della globalizzazione, dall’altra da un processo di integrazione dell’Unione

europea che in parte ha perso le sue caratteristiche di pace e sviluppo delle popolazioni.

La voce socialista è mancata e lo si può facilmente vedere nello sviluppo della politica

italiana degli ultimi 20 anni.

Cosa fare?

Occorre impegnarsi per riportare al centro dell’attenzione del dibattito politico quei

valori che contraddistinguono la cultura e la coscienza socialista.

E sono tanti questi temi, troppo trascurati e non garantiti negli ultimi anni.

Occorre garantire il lavoro ai giovani ed ai meno giovani e recuperare la giusta idea di

diritto alla pensione.

E’ necessario un ripensamento dei modi di accesso al mercato del lavoro rispetto a

quelli del passato, occorre adeguarli alle nuove caratteristiche dell’economia globale, ma senza

sacrificare il patrimonio dei diritti dei lavoratori frutto di lotte e di battaglie da sempre al centro

dell’idea socialista. Occorrono nuovi modelli, adeguati alla nuova economi ma che tengano al

centro l’uomo e i suoi diritti.

Ma non c’è lavoro se non c’è un’economia viva e efficiente. Anche in questo tema la

voce socialista deve portare il suo contributo effettivo e concreto per affermare un’economia di

mercato e concorrenziale con le altre economie del mondo, ma occorre ricordare come il

funzionamento dell’economia non è fine a se stessa o all’arricchimento esclusivo di grossi

soggetti economici, ma è funzionale a garantire quel benessere economico che rappresenta il

presupposto per una società giusta. L’uomo ha diritto di lavorare e di essere felice.

Crediamo che le politiche economiche debbano essere espansive, rifiutando l’ideologia

dell’austerità, ma anche redistributive, senza la troppo ottimistica illusione che il progresso dei

ceti affluenti trascini tutti gli altri: un prelievo fiscale fortemente progressivo, e mirato ai

patrimoni e alla finanza (senza dimenticare quel patrimonio immobiliare della Chiesa che oggi

persino dal Vaticano si ammette con preoccupazione essere messo a profitto) sono necessari

per sostenere una spesa sociale irrinunciabile per mantenere i fondamenti del modello sociale

europeo in cui ci riconosciamo con orgoglio. Sanità e trasporti, sicurezza sociale e tutele

ambientali, scuola e cultura accessibili a tutti sono i frutti di questo modello, che non va

semplicemente “difeso”, ma rafforzato, reso coerente, sviluppato, in primo luogo reso sempre

più universale.

Ci sono, infatti, molti settori del sociale dove le riforme sono evidenti e necessarie

(pensioni, sanità, scuola, università) e dove la voce e le idee socialiste possono portare un

contributo effettivo per vincere la nuova sfida volta a porre l’uomo e la sua umanità al centro

del dibattito con un atteggiamento realista e concreto, volto a individuare nuove risposte per

vecchi problemi.

La globalizzazione economica ci impone di sviluppare la visione e gli ideali adatti a

governarla. Senza di questi, non potremo affrontare le sfide che oggi si manifestano nel

Mediterraneo: i grandi flussi migratori e di profughi, e le guerre civili e di religione

Ma come fare a vincere le nuove sfide del terzo millennio?

A lungo la voce socialista è rimasta silenziosa in questi anni. Il contesto politico italiano

affermatosi in questi ultimi venti anni ha dimostrato come la voce di partiti e aggregazioni

politiche di minor dimensione non sia in grado di imporre le proprie idee e la nuova legge

elettorale è destinata a consolidare questo modello politico.

L’adesione al Partito del Socialismo Europeo da parte del PD ha creato la condizione

minima per l’unità dei riformisti di progresso italiani e per portare gli ideali socialisti di nuovo al

centro del dibattito italiano ed europeo.

Il PD ha tutte le caratteristiche di un grande partito riformista: non significa che sia per

noi il partito che risolve in sé tutte le istanze e le caratteristiche di una forza di sinistra e di

progresso. Riteniamo infatti che rimanga in sospeso la questione socialista, che non si identifica

con la collocazione di una comunità di militanti e dirigenti ormai ristretta, ma con le risposte

che la cultura politica socialista offre ai problemi della vita di tutti e di tutte, e che deve essere

posta all’ordine del giorno in un grande partito.

E’ in questo contesto e per questi scopi che l’associazione Nazionale nasce da persone iscritte al

PD e non che hanno la voglia di impegnarsi e mettere a disposizione le propria storia e la propria esperienza per

il continuo miglioramento della nostra società.

Non c’è alcuna volontà di creare correnti, ma solo un laboratorio di libero pensiero che metta al centro la

persona e i valori del socialismo e del riformismo, in una ottica di collaborazione e dialogo.