Failla, l’imprenditoria femminile è al centro del programma D&S

Giunti quasi alla conclusione di questo 2017, possiamo con certezza affermare che il Governo Renzi/Gentiloni in materia di agevolazioni alle imprese si è mostrato particolarmente sensibile ed attento allo sviluppo dell’imprenditoria femminile, offrendo condizioni particolari alle donne e finanziamenti che stanno consentendo a molte imprenditrici di recuperare quel gap che storicamente ci allontana dall’imprenditoria maschile”.

Ad affermarlo è Elisa Failla, responsabile Imprenditoria Femminile D&S, che ricorda comegià dal 2014 il Dipartimento delle Pari opportunità e i Ministri dello Sviluppo Economico e dell’Economia hanno, in accordo, aggiornato e dedicato una sezione speciale al Fondo Garanzia, sezione dedicata alle concessioni di garanzie alle donne per l’organizzazione di piccole e medie imprese che possano avere una sede operativa e legale in Italia, iniziative volte ad appoggiare ed espandere l’imprenditoria femminile nel nostro Paese”.

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Pensioni. Buzzi, superare la Fornero per uscire dall’emergenza

“Sul sistema pensionistico dobbiamo uscire dall’ottica dell’emergenza, perché si rischia di sclerotizzare delle soluzioni temporanee trasformandole in permanenti”. Lo afferma Alessandro Buzzi, responsabile Piemonte dei Democratici e Socialisti che sottolinea come “per una forza progressista come D&S il tema delle pensioni rappresenta una delle tutele fondamentali della vita di una persona. Come tale deve essere garantita, senza se e senza ma”.

“L’unico modo per riuscirci”, spiega Buzzi,  “è insistere su una proposta politica programmatica e consistente nella quale la riforma delle pensioni viaggia pari passo ad un completo e profondo riassetto della regolamentazione del mondo del lavoro. Se non sarà permesso al tessuto produttivo di adattarsi alle sfide globali e lo si ingessa in regolamenti tipici di un mondo che non esiste più, sicuramente non sarà possibile superare la Fornero”.

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Trasporti. Dettori, serve un piano strategico per rilanciare il trasporto pubblico

L’Italia paga un prezzo troppo alto a causa di gravi arretratezze del sistema pubblico di trasporto, una situazione grave per un Paese che ha tra le principali fonti di reddito proprio il turismo”. A parlare è Carlo Dettori, responsabile Sardegna di D&S che sottolinea come il problema delle deficienze del trasporto pubblico italiano sia antico: “La crescita seguita al boom economico era basata sul trasporto privato. Non dimentichiamo che le principali colonne dell’economia erano l’Agip, la FIAT, la Pirelli. Questa situazione ha fatto in modo che si orientassero le direttrici di sviluppo introno al trasporto privato e non pubblico: non a caso Alitalia fallisce tre volte, abbiamo gravi deficit nel trasporto marittimo, basti pensare ai collegamenti con la Sardegna svolti in regime di monopolio, e questo crea problemi non solo al turismo, ma anche all’economia e alle produzioni locali. Le produzioni sarde, ad esempio, hanno tosti troppo alti per raggiungere il mercato e questo limita lo sviluppo regionale così come avviene in molte regioni del Meridione. L’Italia ha bisogno di un grande piano strategico di infrastrutture per i trasporti coordinato a livello europeo perché non dimentichiamo che il nostro Paese rappresenta per l’Europa intera un terminale proiettato sul Mediterraneo”.

Resler, referendum veneto una farsa. Il PD promuova la città metropolitana veneziana

Intervento di Elso Resler, responsabile Veneto D&S

Il 22 ottobre scorso la Giunta Regionale del Veneto ha chiamato i cittadini ad esprimersi sul Referendum Consultivo che chiedeva per la Regione maggiore autonomia .

Il quesito , volutamente generico, non faceva riferimento al fatto che si poteva ottenere lo stesso risultato e senza spendere 14 milioni di euro, utilizzando appieno (così come ha fatto ad esempio l’Emilia Romagna) quanto previsto dall’art. 116 terzo comma della Costituzione che prevede la possibilità di aprire una trattativa tra lo Stato e la regione richiedente maggiori livelli di autonomia .

Alcuni affermano che la scelta operata dalla Giunta Zaia di indire il Refendum sia stata fatta per avere più peso politico nella trattativa.

Mi permetto di dubitarne.

Infatti, in realtà, il peso politico che il Veneto potrà esercitare nella trattativa dipenderà solo in parte dal risultato elettorale, visto che siamo ormai nella fase conclusiva della Legislatura nazionale ed è difficile pensare che si possa addivenire in pochi mesi ad una conclusione positiva della trattativa Stato – Regione Veneto, anche perché ogni nuova concessione in materia di autonomia dovrà essere approvata dalla maggioranza assoluta dei due rami del Parlamento, il che può avvenire solo se queste materie delegate (23) siano ritenute coerenti con il superiore interesse dello Stato.

E’ evidente che ciò è più facile a dirsi che a farsi , a meno che tutte le forze politiche  venete e il complesso mondo economico , sociale e culturale regionale inizi, al di la delle strumentalizzazioni propagandistiche di parte, a ripensare l’istituzione Regione e il suo rapporto con il mondo degli enti locali a partire dal ruolo che si vuole assegnare, ad esempio, all’area metropolitana di Venezia che ingloba  tutta l’ex provincia veneziana e il livello di autonomia che si intende dare alla provincia di Belluno che ha visto riconosciuta una sua specificità nello Statuto regionale

In Europa si sta andando  verso un insieme di sistemi locali che competono tra loro e sempre più saranno determinanti nella crescita di interi territori le questioni collegate alla logistica, alle infrastrutture, al la qualità delle risorse umane, alla capacità di fare rete.

Si dovrà cioè superare vecchi campanilismi e anacronistiche chiusure.

Questa è la vera sfida che il Veneto ha davanti e realtà aperte alla internazionalizzazione come la città metropolitana veneziana e il territorio bellunese devono porsi questo obiettivo, avendo al proprio fianco l’ente regione.

Fino ad oggi il tema è stato volutamente trascurato dalla Giunta” forzaleghista” in regione perché un conto è chiedere polemicamente maggiore autonomia per se nei confronti dello Stato e un conto è prendere atto che esistono altri livelli istituzionali che rivendicano pari dignità e con i quali confrontarsi.

Zaia e company hanno invece boicottato sia la città metropolitana veneziana sia la provincia di Belluno rendendone difficile il loro cammino e ostacolandole in vari modi anche perché il Presidente della Giunta Regionale sa benissimo che rapportarsi con questi livelli istituzionali significa concordare con esse un nuovo Piano regionale dei Trasporti, il ruolo dei porti dell’Altro Adriatico, un nuovo piano regionale socio sanitario che tenga conto di queste nuove realtà, politiche del turismo in grado di competere con le realtà confinarie del Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Austria e paesi balcanici ecc.

E’ molto più semplice e remunerativo elettoralmente alzare il livello dello scontro con lo Stato piuttosto che cedere competenze e potere a livello regionale, ripensando ad una Regione al passo con i tempi.

Sono questi i temi che probabilmente anche il PD veneto potrebbe fare propri uscendo da un ruolo che sembra essere fino ad oggi sostanzialmente subalterno.

 

Veronesi, con Fassino per rilanciare la sinistra

“Lo scenario politico non lascia scelte; io sono per dare pieno appoggio al lavoro di Piero Fassino”. Lo ha detto Carlo Veronesi, presidente onorario D&S, che ricorda che “chi viene dalla tradizione del socialismo riformista non può che appoggiare l’iniziativa di chi, come Piero, sta lavorando dare vita ad un piano per rilanciare la sinistra vera contro il settarismo di chi vuole fare solo gruppetti che ci condannerebbero all’irrilevanza.

Veronesi ricorda l’importanza di ripartire dalla base, dai territori, rimettendo al centro dell’azione politica tematiche capaci di riaccendere l’interesse dell’elettorato. “Io vengo dal mondo agricolo, e so bene quanto certa classe politica si sia allontanata dalla pancia del Paese; per questo credo che solo la combinazione di un’azione riformista capace di comprendere i nodi su cui intervenire per trasformare in positivo il futuro del Paese da un lato, e una classe politica selezionata con cura dall’altro  possano rilanciare la sinistra”.

Amazon. Nativi: bene l’innovazione, ma rispettare diritti e territori

“Come Democratici e Socialisti siamo a favore del mercato e dello sviluppo economico: non possiamo, dunque, metterci dalla parte di chi dice no a tutto e di chi vede una minaccia nel progresso. Crediamo che Amazon sia un driver dell’innovazione che sta ridisegnando il modo di fare commercio.

Nello stesso tempo, però, siamo parte di un Paese e di una cultura che ha inventato ed esportato il modello Olivetti: fare economia e creare sviluppo rispettando i territori e le comunità”. È quanto afferma Roberto Nativi, coordinatore nazionale D&S che sottolinea come “in queste ore i lavoratori di Amazon sono in sciopero per rivendicare i propri diritti: si tratta di una voce che la politica deve saper ascoltare ed accogliere. Amazon deve rispettare le regole, come gli altri, perché la creazione di valore non si può fare a scapito della qualità della vita e del lavoro. Lo sviluppo sostenibile non può essere disarmonico. La nostra proposta prevede pochi punti semplici: innanzitutto eguale tassazione, come già previsto dalla legge. Secondo che ci siano garanzie per i lavoratori: non si possono usare le risorse umane e sociali di un territorio senza prendere impegni verso quelle comunità. Per noi l’uomo deve essere al centro valutato per il merito ed aiutato nel bisogno, non valuto solo per il suo potere di acquisto”.

Ambiente. Mazzetti, una forza riformista per un ambientalismo sostenibile

Stefano Mazzetti Democratici & Socialisti per

Il tema dell’ambiente occuperà un ruolo importante nella campagna elettorale essendo diventato trasversale alle politiche dei governi europei e mondiali. Un grande partito riformista come il PD deve mettere in chiaro la propria distanza sia dal negazionismo trumpista che dai comitati del no a tutto. A dichiararlo è Stefano Mazzetti, vice coordinatore nazionale D&S, che sottolinea come un partito riformista debba rifuggire dalle semplici dichiarazioni di principio, tipiche del mondo pentasellato, che non entrino nel merito per trovare soluzioni ai problemi ambientali. Noi siamo quelli della filiera economica, crediamo nello sviluppo sostenibile e in una crescita possibile che parta da un piano per favorire l’economia circolare.

Noi siamo la via concreta all’ambientalismo, come dimostrano i buoni risultati ottenuti dal governo che ha fatto tante cose dando un forte senso di discontinuità rispetto all’immobilismo degli anni passati: penso alla legge sugli ecoreati che aspettavamo da 30 anni, alla legge sullo spreco alimentare, al collegato ambientale, agli interventi sul dissesto idrologico. Interventi frutto del lavoro del Parlamento e dei governi di centrosinistra in questi anni. Un lavoro nella giusta direzione, che però non basta.

Per fare dell’ambiente un asset strategico del nostro Paese, dobbiamo intanto partire dalla strategia energetica nazionale che prevede, entro il 2025, di abbandonare completamente il carbone.

Per raggiungere l’obiettivo sarà necessario incentivare la mobilità elettrica, prevedendo un fondo per i comuni affinché ciascuno sia dotato di almeno una colonnina elettrica.

Poi c’è il grande tema dei rifiuti; partendo da una situazione difficile siamo diventati secondi per differenziate in Europa, ora c’è bisogno di un nuovo sistema fiscale che promuova le tariffe puntuali basate sul principio che chi meno inquina meno paga

Ostia. Amoroso, il vero vincitore è l’astensionismo

“Dopo una campagna elettorale pesantemente segnata da atti sconsiderati e criminali il popolo si è espresso ed ha eletto il nuovo presidente del Municipio X Ostia-Acilia”. Lo afferma Stefano Amoroso, coordinatore del gruppo romano e tesoriere di D&S.

“Il dato preoccupante che emerge su tutti è quello del trionfo dell’astensione se si considera che ad esprimersi è stato un terzo, o poco più, di elettori. Il vero vincitore di queste elezioni municipali è, dunque, l’astensionismo. Il già bassissimo livello di affluenza alle urne del primo turno (36,10%) si è ulteriormente ridotto al secondo turno, registrando un misero 33,6% di votanti tra gli oltre 185 mila aventi diritto”.

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Giustizia. Caramitti: riforma organica per ridurre i tempi, depenalizzazione colpisce i cittadini

“Quando si tratta del sistema della Giustizia, i cittadini italiani subiscono un vero e proprio disservizio, sia in ambito civile che penale”. Ad affermarlo è l’avvocato Mario Caramitti, responsabile Giustizia e Coordinatore fiorentino dei D&S , che si è detto allarmato della “situazione in ci versa la giustizia italiana soprattutto dopo il fallimento dei numerosi tentativi di riforma. Caramitti sottolinea come la situazione di caos sia ben rappresentata, per quello che riguarda il civile, dalla convivenza di un numero imprecisato di riti: dall’ordinario, al rito del lavoro fino al giudice di pace.
Di fronte a questo stato di confusione accade che per cercare di ridurre i tempi si accorciano i tempi per gli adempimenti dando origine a situazioni paradossali: è possibile istruire cause in tempi lampo, ma poi bisogna aspettare anni per le sentenze.
Invece di assumere nuovi magistrati, invece di indire nuovi concorsi si sceglie di tagliare i tempi per gli adempimenti rendendo la giustizia meno giusta.
Al disservizio si aggiunge poi il costo della macchina che è esorbitante e che rende la giustizia sempre più riservata solo a chi può permettersela; basti pensare a quello che accade con il gratuito patrocinio, dove i pagamenti sono così ritardati che pochi avvocati accettano di farlo.
I costi della Giustizia in Italia sono così alti perché su questi si scaricano introiti che sono, in realtà destinati ad altri settori della contabilità dello Stato.
Non si può fare a meno di una riforma che abbassi tempi e costi, ma c’è bisogno di una visione che guidi la riforma, altrimenti si ripercorrono errori già compiuti; penso ad esempio all’improprio ricorso alla depenalizzazione dei reati più comuni che, in realtà, sono quelli che maggiormente impattano sulla cittadinanza, le persone comuni.

De Rosa; bene il governo sui temi di genere. Ora tutte a lavoro per la manifestazione del 25 a Roma

“Sulla questione delle donne il governo sta facendo passi importanti. Da un lato il G7 di Taormina, organizzato dal sottosegretario Elena Boschi, che ha messo la centro la questione della parità di genere, l’empowerment femminile, soprattutto per quello che riguarda i diritti del lavoro, e il rafforzamento delle misure contro la violenza sulle donne. Sono passi nella giusta direzione”. E’ quanto afferma Daniela De Rosa, responsabile Pari Opportunità dei Democratici e Socialisti.

“Dall’altro”, ricorda De Rosa, “negli scorsi giorni il governo ha promosso l’emendamento per eliminare lo stalking dalla lista di reati estinguibili con un risarcimento. Come donne Democratiche e Socialiste è ora il momento di lavorare insieme per la riuscita della manifestazione del prossimo 25 novembre a Roma, organizzata con la Casa Delle Donne, per far sentire la nostra voce contro la violenza di genere”.